Come fare un Business Plan: guida pratica (secondo le linee guida ODCEC Milano)

Come fare un Business Plan: Quando un commercialista o un imprenditore cerca âcome fare un Business Planâ, di solito sta inseguendo un obiettivo molto concreto: ottenere un finanziamento, presentarsi a un investitore, pianificare una crescita (o un cambio di rotta), oppure mettere ordine nella gestione e nel controllo.
Il punto è che un Business Plan davvero utile non è un documento âda consegnareâ, ma un processo: parte dalla strategia, si traduce in azioni e numeri, e soprattutto prevede come monitorare nel tempo se lâazienda sta andando dove aveva promesso di andare.
Le linee guida dellâODCEC di Milano lo dicono in modo chiaro: il Business Plan è una descrizione quali-quantitativa del percorso che lâimpresa intende intraprendere âper passare dallâattuale posizionamento strategico ad un posizionamento strategico desideratoâ e di come intende monitorare i fattori che consentono di raggiungere lâobiettivo.
In questa guida vedremo come costruirlo passo dopo passo seguendo lâimpostazione data dall’ODCEC di Milano.
Oltre alla guida trovi anche la possibilitĂ di utilizzare un modello Excel âapp-likeâ pensato per: scenari BASE/STRESS/WORST, tesoreria mensile, DSCR, controlli di quadratura e una sintesi giĂ impaginata per la stampa/PDF.
Come fare Business Plan Excel: modello Excel facile da usare per redigere Business Plan
Di seguito mettiamo a disposizione un foglio excel gratuito utile in fase di realizzazione del Business Plan numerico.
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Business plan cos è?
Un business plan (o piano dâimpresa) è un documento strategico e operativo che descrive in modo organico il modello di business, gli obiettivi e le azioni con cui unâimpresa intende raggiungerli, traducendo la visione imprenditoriale in un percorso concreto e misurabile.
In pratica, il business plan mette nero su bianco che cosa lâazienda offre (prodotti o servizi), a chi si rivolge (target e mercato), come genera valore e vantaggio competitivo (posizionamento e strategia commerciale) e, soprattutto, con quali numeri: investimenti, costi, ricavi attesi, margini, flussi di cassa e fabbisogno finanziario.
Per questo è uno strumento essenziale sia per la gestione interna â perchĂŠ consente di pianificare risorse, tempi e prioritĂ â sia in ottica esterna, quando serve presentare il progetto a banche, investitori o bandi, dimostrando la sostenibilitĂ economico-finanziaria dellâiniziativa e la capacitĂ dellâimpresa di generare risultati nel tempo.
Come fare un Business Plan: A chi è destinato?
Un errore tipico è scriverlo come fosse una brochure. In realtà , cambia tutto a seconda del lettore:
- Banca / Confidi / Fondo di Garanzia: vuole capire sostenibilitĂ del debito, rischio, fabbisogno finanziario, coerenza dei numeri, e capacitĂ di monitoraggio.
- Investitore: guarda scalabilitĂ , margini, vantaggio competitivo, governance, percorso di crescita.
- Imprenditore: ha bisogno di uno strumento operativo per decidere, misurare scostamenti e correggere.
Le linee guida ODCEC insistono proprio sulla necessitĂ di dare al documento âla sua giusta collocazioneâ e di mantenerlo snello ed essenziale, organizzando lâanalisi in macro-capitoli (scenario, posizionamento, numeri, banca/monitoraggio).
Come fare un Business Plan: L’analisi di scenario
La prima sezione del Business Plan è lo scenario di riferimento. Ă anche la piĂš delicata, perchĂŠ qui si annida la differenza tra un piano credibile e un piano âottimisticoâ.
L’ODCEC evidenzia un equivoco ricorrente: non serve âunoâ scenario, ma una serie di scenari possibili; quello di riferimento sarĂ il piĂš probabile, ma vanno studiate anche le alternative che lâimpresa potrebbe affrontare.
Uno scenario senza assunzioni esplicite è un racconto, non un Business Plan.
Nelle linee guida si insiste sulla trasparenza: le divergenze tra stime interne e dati esterni devono essere giustificate e lâesposizione delle assumptions è un elemento di trasparenza âfondamentaleâ; se le assunzioni cambiano in modo rilevante, il BP va aggiornato.
Come creare un Business Plan: i possibili scenari
Lâimpostazione suggerita è estremamente utile anche in pratica:
- Scenario principale (con disclosure degli elementi fondamentali e impegno a monitorare la permanenza delle assumptions),
- Scenario di stress test (con regole di intervento per mitigare lâevento negativo),
- eventuale worst case per valutare lâadeguatezza dei mezzi propri.
In ciascuno scenario, andrebbe descritto con chiarezza: le assumptions e dove âperdono validitĂ â, la formazione del valore (economico), lâandamento dei flussi (finanziario) e i rischi (aspetti aleatori).
Come redigere un business plan: Analizzare il posizionamento strategico attuale (dati, governance, organizzazione)
Come fare un Business Plan: La parte strategica non deve essere âautocelebrativaâ: deve aiutare il lettore a capire come lâazienda crea valore oggi e quali sono i vincoli reali (mercato, concorrenza, capacitĂ produttiva, persone, governance).
Le linee guida dedicano attenzione anche alla differenza tra governance âgiuridicaâ e governance âeffettivaâ e chiedono un giudizio critico sullâadeguatezza della governance e dellâorganizzazione rispetto agli obiettivi, includendo ruoli e âvuoti/sovrapposizioniâ.
Come fare un Business Plan: strategia, azioni e risorse
Una volta chiarito lââas isâ, si passa allââto beâ: il posizionamento strategico desiderato è la âmetaâ del percorso.
L’ODCEC suggerisce di tradurre la strategia in azioni e poi in risorse/investimenti/costi: è il passaggio che separa un piano âispirazionaleâ da un piano realizzabile.
Per individuare e organizzare le azioni, vengono richiamati anche strumenti come Balanced Scorecard, Business Model Canvas e Fattori critici di successo.
In ogni azione strategica deve avere almeno tre ancoraggi nel BP:
- effetto atteso (commerciale/operativo),
- risorse necessarie (persone, investimenti, tempi),
- impatto nei numeri (conto economico, stato patrimoniale, cassa).
Come fare un Business Plan: Il quadro economico-finanziario, ecco come rendere credibili le proiezioni
Qui molti Business Plan falliscono, non perchĂŠ i numeri siano âbruttiâ, ma perchĂŠ non sono dimostrabili.
Business Plan: Dare ai prospetti una forma âleggibileâ per banche e investitori
A livello metodologico, l’ODCEC ritiene auspicabile che i documenti pro-forma seguano best practice internazionali: grandezze come EBITDA, EBIT, Working Capital, Capex aiutano il confronto immediato su cassa operativa, PFN e marginalitĂ .
Vengono anche suggeriti schemi di conto economico riclassificati (valore aggiunto/EBITDA/EBIT, e schema con separazione costi variabili/fissi per il margine di contribuzione).
AttendibilitĂ : storico, trend, benchmark
Per unâazienda esistente, âla stella polareâ è il dato storico: serve una serie su piĂš anni per capire dinamiche e trend; in presenza di discontinuitĂ , a volte occorre normalizzare o interrompere la serie per non usare dati non omogenei che fuorviano il lettore.
E per rendere credibili le ipotesi, l’ODCEC raccomanda benchmark su aziende simili per modello di business, non semplicemente competitor locali, stesso ATECO o stessa dimensione: modalitĂ diverse di creazione del valore producono strutture di costo e marginalitĂ molto diverse.
Come fare un Business Plan: Monitoraggio e aggiornamento
Un Business Plan scritto bene ma non monitorato è un costo, non un investimento. Nelle linee guida si ribadisce che non può essere un documento âa sĂŠ stanteâ con lâunico scopo di trovare finanziatori: è lâinizio di un processo gestionale che trova nellâanalisi periodica della performance la dimostrazione del raggiungimento degli obiettivi.
Molto utile anche lâapproccio âcomply or explainâ: conformarsi ai principi esposti o spiegare perchĂŠ non è possibile farlo, cosĂŹ il lettore verifica completezza e motivazioni delle eventuali omissioni.
Business Plan âper la bancaâ: cosa cambia (e cosa non deve mancare)
Quando il piano è destinato al credito, serve una lettura esterna chiara: lâobiettivo è agevolare comprensione e integrazione nel processo di analisi e concessione dei finanziamenti, anche in coerenza con prassi e standard (richiamati nelle linee guida).
Come fare un Business Plan: i contenuti che la banca si aspetta
L’ODCEC schematizza bene i punti di attenzione: in primo luogo occorre inserire dati e cenni storici, note su business e mercato e assetto organizzativo e proprietario.
Successivamente occorre effettuare un’analisi bilancio storico con indicatori di allerta su merito creditizio e continuitĂ aziendale.
Centrale Rischi e DSCR: due âparole chiaveâ per dialogare col credito
Le linee guida ricordano che nelle valutazioni (ad esempio lato Fondo di Garanzia) non si guarda solo al bilancio storico: conta anche il âmodulo andamentaleâ basato su Centrale Rischi (utilizzo linee, sconfinamenti e permanenze). Per questo, associare al business plan lo studio della Centrale Rischi âgarantirebbe un deciso salto di qualitĂ â.
E, in ottica Codice della Crisi, viene rimarcata la centralità del DSCR come indicatore principe per interloquire con il mondo del credito e dimostrare che il debito è sostenibile secondo le assumptions del piano.
Un BP âbancabileâ è coerente con lâidea di credit monitoring
L’ODCEC collega il tema del monitoraggio al contesto regolamentare e richiama il ruolo del âcredit monitoringâ (con un parallelo nel controllo strategico e nel reporting condiviso impresa-banca), per favorire comunicazione e corretta gestione del rapporto.
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Area FAQ
Quanto deve essere lungo un Business Plan?
Non esiste una âlunghezza standardâ: dipende da obiettivo e destinatario (banca, investitore, uso interno). In pratica, un Business Plan efficace è quello che riesce a spiegare in modo chiaro (e verificabile) scenario, strategia, azioni e numeri, restando snello. Le linee guida ODCEC Milano raccomandano infatti un documento essenziale, organizzato per macro-capitoli, e soprattutto basato su assunzioni esplicite e monitoraggio nel tempo.
Quali sezioni non possono mancare in un Business Plan âfatto beneâ?
Uno schema completo include: scenario (anche con stress test), analisi del posizionamento attuale, posizionamento desiderato con azioni/risorse, prospetti economico-finanziari (conto economico, stato patrimoniale, rendiconto finanziario e/o cash flow), e una parte di monitoraggio/credit monitoring. Ă lâimpostazione indicata anche dallâODCEC Milano: dal contesto competitivo fino al sistema di controllo per verificare il percorso.
Che differenza câè tra Business Plan per uso interno e Business Plan per la banca?
Il piano interno serve soprattutto a guidare le decisioni e a misurare gli scostamenti (pianificazione e controllo). Quello âper la bancaâ deve essere leggibile in ottica di merito creditizio: evidenzia fabbisogno finanziario, sostenibilitĂ del debito, andamento dei flussi di cassa e strumenti di monitoraggio. Le linee guida ODCEC sottolineano la necessitĂ che il BP agevoli la comprensione e lâintegrazione nel processo di analisi del credito.
Il DSCR va sempre inserito nel Business Plan?
Quando il Business Plan è finalizzato a finanziamenti o ristrutturazioni del debito, il DSCR è uno degli indicatori chiave per dimostrare la sostenibilitĂ del servizio del debito secondo le assunzioni del piano. ODCEC Milano richiama esplicitamente il DSCR come indicatore âprincipeâ nel dialogo con il credito in ottica di valutazione della sostenibilitĂ .
PerchÊ è importante mensilizzare il cash flow (almeno in certe aziende)?
PerchĂŠ un piano annuale può âtornareâ a fine esercizio ma nascondere picchi di fabbisogno di liquiditĂ durante lâanno (stagionalitĂ , investimenti, incassi dilazionati). Le linee guida ODCEC segnalano proprio questo rischio metodologico e raccomandano lo sviluppo finanziario mensile quando serve a evitare letture fuorvianti.
Ogni quanto va aggiornato un Business Plan?
Ogni volta che cambiano in modo significativo le assunzioni o il contesto. ODCEC Milano evidenzia che lâesplicitazione delle assumptions è fondamentale e che il BP va aggiornato se le assunzioni cambiano sensibilmente; inoltre il Business Plan è visto come strumento ârollingâ, collegato alla tesoreria e al controllo.
Ti consiglio di leggere il nostro articolo sugli adeguati assetti amministrativi, organizzativi e contabili.

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